Donna incinta

Gravidanza e reflusso gastroesofageo

La comparsa del reflusso in gravidanza è un evento molto frequente, che colpisce circa il 20% delle donne. Se queste poi già ne soffrono prima del concepimento la possibilità di un aggravamento della sintomatologia è molto consistente.

A questo aggravamento contribuiscono dei fattori fisiologici, come il rallentamento dei movimenti peristaltici legato agli ormoni che il progressivo aumento di volume dell’utero, che schiaccia e comprime lo stomaco verso l’alto. La situazione viene anche peggiorata dall’aumento di peso, che alcune donne considerano fisiologico, ma che oltre certi limiti non lo è, e contribuisce a mettere a rischio la salute.

Quali sono le strategie da mettere in atto?

  • Consumare piccoli pasti, senza arrivare mai al senso di sazietà, soprattutto per quelle donne che non soffrono di nausee gravidiche.
  • Consumare i pasti lentamente, masticando bene. Durante i pasti sorseggiate le bevande e consumatene poche, preferibilmente non gassate. La vostra quantità di acqua dovrà essere consumata tra i pasti.
  • Dopo i pasti effettuare una breve passeggiata, dei lavori domestici leggeri e, comunque non sdraiarsi.
  • Non assumere i cibi trigger, ovvero quei cibi che scatenano il reflusso. Sebbene i grassi, la cioccolata, la menta e gli agrumi siano quelli più facilmente responsabili, esiste una sensibilità individuale, che ogni paziente in genere conosce, per cui un alimento che fa male ad una persona non fa danno ad un’altra. Comunque attenzione anche a pomodoro e spezie.
  • Non assumere cibo per 3 ore prima del riposo notturno ed evitare anche il consumo di liquidi.
  • Non fumare, anche per evitare potenziali danni al nascituro.
  • Sollevare la testiera del letto di 25-30° e dormire in posizione supina.
  • Indossare abiti comodi, che non costringano l’addome a livello della cintura.

I farmaci

Qualora le regole di alimentazione e di vita non siano sufficienti sarà necessario ricorrere ai farmaci.

Antiacidi

Ne esistono di vari tipi e preferibilmente vanno evitati quelli che contengono bicarbonato di sodio perché favoriscono la ritenzione idrica. Molto bene anche quelli che contengono il sucralfato, che non venendo assorbiti non possono provocare danno al nascituro.

H2 bloccanti

Farmaci di vecchia generazione, che sono stati testati in studi clinici molto ampi, senza dimostrare alcun effetto dannoso sul feto: si tratta della cimetidina e della famotidina che devono essere assunti due volte al giorno.

Inibitori PPI

Un recente studio danese ha dimostrato la loro sicurezza nell’impiego a breve termine nelle donne in gravidanza. Altri studi hanno però dimostrato che l’assunzione cronica può favorire l’insorgenza di patologie cardiovascolari e di demenza, ma questo non riguarda la gravidanza.

Trattamento chirurgico

Il trattamento chirurgico, molto efficace nel trattare il reflusso, non è mai stato utilizzato in gravidanza, sebbene siano sempre più frequenti le patologie che vengono sottoposte ad intervento laparoscopico in gravidanza (appendicite, colecistite, cisti ovarica rotta). Molti sono però gli studi che hanno dimostrato come la fundoplicatio eseguita prima della gravidanza sia efficace nel proteggere da reflusso durante la gestazione.

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