REFLUSSO GASTROESOFAGEO

Persona che dorme serenamente senza sintomi di reflusso gastroesofageo durante la notte.

SINTOMI, CURE E CHIRURGIA

Molto spesso alcuni disturbi digestivi maggiori vengono etichettati come “gastrite”, ma nella realtà quei disturbi sono legati al reflusso gastroesofageo.

Soffrite di reflusso se avete:

  • Acidità che risale fino alla bocca, provocando tosse e mal di gola soprattutto dopo essere stati sdraiati tutta la notte.
  • Dolore retrosternale ed epigastrico, la cosiddetta “bocca dello stomaco”, irradiato posteriormente; viene descritto come una spada che trafigge il corpo all’altezza dello sterno e che esce tra le scapole.
  • Dolore che sembra simulare un attacco cardiaco.
Paziente con dolore retrosternale associato a reflusso gastroesofageo

1. COSA È IL REFLUSSO?

La bocca è collegata allo stomaco da un lungo tubo, detto esofago. Questa struttura è deputata al passaggio del cibo nello stomaco ed ha un rivestimento robusto, ma adatto solo a proteggere l’organo dagli alimenti e non da situazioni di alterata acidità o alcalinità.

Proprio a protezione dell’organo è presente, nel punto in cui l’esofago si inserisce nello stomaco, una valvola unidirezionale, che permette il passaggio del cibo nello stomaco ma impedisce la risalita del contenuto gastrico a ritroso.

Questa valvola è detta sfintere esofageo inferiore, LES (low esophageal sphincter) o più comunemente cardias. Si tratta non di una vera e propria valvola, ma di un ispessimento della parete muscolare dell’esofago stesso.

Schema del reflusso gastroesofageo con sfintere esofageo funzionante e non funzionante

Ci sono situazioni in cui la valvola non funziona e quindi il contenuto dello stomaco può risalire a ritroso e raggiungere l’esofago.

Questo è il reflusso gastroesofageo. Il contenuto gastrico, che è fortemente acido o in altri casi alcalino, come nel reflusso biliare, “ustiona” le pareti dell’esofago, che reagisce contraendosi con uno spasmo. In questo modo si verificano sintomi costituiti da dolore e bruciore subito sotto o subito dietro lo sterno, con irradiazione posteriore tra le scapole o leggermente più in basso.

Molte volte al reflusso si associa l’ernia iatale, ma può esservi anche una grossa ernia iatale senza reflusso.

2. QUALI SONO I SINTOMI DEL REFLUSSO?

Il sintomo più frequente è un senso di bruciore dietro lo sterno che può arrivare fino alla gola. In alcuni casi questo sintomo può essere accompagnato anche da intenso dolore, che porta il paziente al pronto soccorso con la convinzione di avere un infarto. Il paziente descrive un dolore che lo trafigge, come una spada dallo sterno alla schiena.

Altre forme sono quelle con sintomi atipici, ovvero in cui la sintomatologia è dovuta al contatto dei vapori acidi con le vie respiratorie. Il paziente può lamentare tosse stizzosa, soprattutto notturna, sinusiti ricorrenti, raucedine, episodi asmatici o infezioni ricorrenti. Possono essere presenti anche erosioni dentarie.

Un’altra condizione, però asintomatica, è la trasformazione di una parte della mucosa, che assume l’aspetto della mucosa che riveste lo stomaco. Questa situazione si chiama esofago di Barrett e costituisce un pericolo perché favorisce la comparsa del cancro dell’esofago, cioè una condizione di precancerosi.

3. COME SI CURA IL REFLUSSO?

Modificare le abitudini alimentari, seguire una dieta ad hoc e favorire il calo di peso sono già un buon inizio.

È utile rialzare la testa durante il sonno, sollevando il materasso.

Si può poi procedere a una terapia farmacologica che inibisca la secrezione gastrica o che formi un film protettivo sulla mucosa esofagea.

4. È VERO CHE LA TERAPIA FARMACOLOGICA A LUNGO TEMPO È DANNOSA?

Sì, negli ultimi anni è stato dimostrato che quella categoria di farmaci, i cosiddetti PPI, come omeprazolo, esomeprazolo e pantoprazolo, se assunti continuativamente per lungo periodo possono facilitare la comparsa di demenza, disturbi cardiaci anche gravi e favorire la comparsa di infezioni, soprattutto intestinali, come quella da Clostridium difficile. Più recentemente è stato osservato un aumento dell’incidenza del cancro dello stomaco, sempre a causa dell’uso di questi medicinali (fonte).

5. SI PUÒ OPERARE?

Sì, e con successo. Con l’avvento della chirurgia mini-invasiva, cioè laparoscopica, il numero di pazienti che ha risolto il proprio problema di reflusso con l’intervento chirurgico è sempre maggiore.

Un tempo, al contrario, quando per eseguire l’operazione era necessario ricorrere all’apertura del torace o a lunghe incisioni addominali, le indicazioni chirurgiche erano molto più ristrette.

Nel 2014 le società scientifiche AGA (American Gastroenterology Association), SAGES (Society of American Gastroenterologic Surgeons) e ACG (American College of Gastroenterologist) hanno stilato un elenco dei pazienti che traggono beneficio dalla procedura chirurgica per il reflusso.

Sono quindi candidati all'intervento quei pazienti in cui:

  • vi sia scarsa risposta alla terapia medico-dietetica;
  • la sintomatologia si ripresenti alla sospensione della terapia stessa;
  • il paziente, soprattutto se giovane, non voglia essere sottoposto a una terapia medica e a una dieta che durano tutta la vita;
  • la sintomatologia sia extra-digestiva, ossia quando il reflusso causa tosse cronica, asma, bronchiti ricorrenti, alitosi, sinusiti, otiti, erosioni dentali o aritmie cardiache;
  • sia associata un’ernia iatale di grandi dimensioni.

Il chirurgo è in grado di ricostruire la valvola lesionata ed ha a disposizione diversi metodi e un nuovo apparecchio che stimola la ricrescita dello sfintere: vedi chirurgia del reflusso.

Tutti gli interventi sono effettuati in laparoscopia, con ricovero brevissimo e dolore minimo. Il grado di soddisfazione è ottimo nell’80% dei pazienti operati; uguale è la percentuale di quelli che consiglierebbero l’intervento a un amico.

6. FAQ - DOMANDE FREQUENTI SUL REFLUSSO GASTROESOFAGEO

1. Il reflusso e la gastrite sono la stessa cosa?

No. La gastrite è un'infiammazione della parete dello stomaco. Il reflusso è la risalita di acido, o bile, dallo stomaco verso l'esofago, che irrita la mucosa. I sintomi possono sovrapporsi, ma cause e trattamenti sono diversi.

2. L'ernia iatale causa sempre il reflusso?

No. L'ernia iatale è spesso associata al reflusso, ma non sempre provoca sintomi. Può esistere una grossa ernia iatale senza reflusso, così come un reflusso significativo senza ernia iatale.

3. Quali cibi peggiorano il reflusso?

I principali sono cibi grassi, cioccolato, caffè, bevande gassate, agrumi, pomodori, menta, cipolla cruda, alcol e spezie. Anche pasti abbondanti e mangiare subito prima di coricarsi sono fattori scatenanti importanti.

4. Posso smettere i farmaci dopo l'intervento?

Nell'80% dei pazienti operati con successo, i farmaci, come omeprazolo, non sono più necessari. L'obiettivo della chirurgia è ricostruire la valvola antireflusso, eliminando la causa meccanica del problema e non solo gestendo i sintomi.

5. Dormire con più cuscini è uguale a sollevare la testata?

No. I cuscini sollevano solo testa e collo, creando una piega che peggiora il reflusso. La posizione corretta è sollevare l'intera testata del letto di 15-20 cm, inclinando tutto il tronco.

6. Il reflusso può davvero sembrare un infarto?

Sì. Il dolore può essere così intenso da simulare un attacco cardiaco: una pugnalata retrosternale che si irradia tra le scapole. Solo un medico può fare la diagnosi corretta, ma la differenza è spesso nella relazione con i pasti e con la posizione sdraiata. È necessario un controllo cardiologico accurato che escluda in modo completo la presenza di un’ischemia cardiaca.

7. BIBLIOGRAFIA

Questo contenuto ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico. Per qualsiasi sintomo o dubbio, consulta uno specialista.

Ultimo aggiornamento maggio 2026.

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