Infarto

I farmaci anti-reflusso favoriscono l’infarto

I pazienti che soffrono di reflusso gastroesofageo molto frequentemente sono sottoposti ad una terapia continuativa con i cosiddetti PPI, ovvero farmaci che inibiscono la pompa protonica; a questa famiglia di farmaci appartengono prodotti molto comuni: l’omeprazolo, il lansoprazolo, il pantoprazolo, i cui nomi commerciali corrispondono a Mepral, Antra, Nexium, Pantorc. antro comune l’uso continuativo di

Era noto da tempo che i PPI riducessero l’efficacia di altri farmaci destinati a loro volta a ridurre la coagulabilità del sangue nei pazienti cardiopatici che avessero già avuto un infarto o che avessero una coronaropatia.

Partendo da queste osservazioni, l’Unità di Scienze Biomediche di Stanford e l’Unità di Cardioscienze di Houston hanno esaminato le cartelle cliniche di 16 milioni di pazienti che assumevano i cosiddetti inibitori di pompa protronica (PPI) in maniera continuativa, confrontandole con quelli che assumevano ranitidina, un farmaco anti-ulcera ormai usato in un numero limitato di pazienti.

Alla fine dello studio hanno osservato un aumento del rischio di infarto del miocardio di 1,16 volte nei consumatori di PPI rispetto alla popolazione o a coloro che non assumevano farmaci od assumevano la ranitidina. Il rischio di mortalità per infarto veniva segnalato come superiore di 2,2 volte nei consumatori di inibitori di PPI rispetto alla popolazione di controllo.

Vengono fornite più spiegazioni dai ricercatori a questo dato statistico inoppugnabile e noto da tempo, ma mai ufficialmente dichiarato ed evidenziato da uno studio scientifico di così vasta portata. Gli autori infatti da una lato spiegano che l’inibizione della secrezione acida altererebbe l’assorbimento di alcune sostanze, prima tra tutta l’omocisteina, che hanno azione protettiva nei confronti dell’infarto. Altra possibile causa è l’inibizione dimostrata di una catena anti-infiammatoria naturale, basata sul metabolismo dell’acido nitrico, che proteggerebbe le pareti dei vasi sanguigni dall’infiammazione e quindi dalla formazione al loro interno del trombo (coagulo) che finirebbe per ostruirli.

Leggi l’articolo originale: Proton Pump Inhibitor Usage and the Risk of Myocardial Infarction in the General Population

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