Niente chirurgia

Laparoscopia e COVID-19

L’epidemia di COVID-19 (Coronavirus) impone un radicale cambio di atteggiamento dei chirurghi nell’approccio ai malati, per la protezione sia degli stessi pazienti che dell’intero team chirurgico.

Le indicazioni fornite dalle associazioni dei chirurghi inglesi, come da quella dei chirurghi laparoscopisti americani sono state accettate anche dalla comunità scientifica italiana e possono essere così sintetizzate:

  • Sottoporre ad intervento chirurgico solo pazienti che non siano affetti da polmonite da COVID-19, verificandone l’avvenuto contagio sia con la TAC toracica che con il tampone.
  • Evitare gli interventi che non siano indispensabili e non procrastinabili. Anche i pazienti oncologici devono essere operati, ma solo se lo stadio della loro malattia li mette in pericolo di vita, come è nel caso di sanguinamenti od occlusioni intestinali. Qualsiasi intervento va posticipato alla fine del periodo di emergenza, sia per ridurre la possibilità di contagio dei pazienti, in un ambiente malsano come quello degli ospedali, che per ridurre l’impegno degli anestesisti, già in prima linea sul fronte del virus.

Le stesse organizzazioni consigliano di preferire gli interventi open a quelli laparoscopici, per il pericolo di diffondere eventuali contaminazioni a tutto il team chirurgico e per lo stesso motivo tutte le procedure endoscopiche (gastroscopie, colonscopie e broncoscopie) non vanno eseguite se non in caso di emergenza.

In quelle patologie in cui esiste un’alternativa medica, anche se temporanea, come l’appendicite lieve o la colecistite, si consiglia di provare un trattamento antibiotico, piuttosto che l’intervento.

Gli interventi, in epoca di pandemia da COVID-19, devono essere semplificati al massimo, anche a costo di eseguire delle semplici stomie, che permettono al paziente di aspettare il trattamento definitivo, che verrà procrastinato fino alla fine della crisi.

Quindi, come l’epidemia da Coronavirus o COVID-19 ha profondamente modificato le nostre abitudini ed il nostro stile di vita, provocando lutti e sofferenza a molti paesi, ha modificato anche la buona pratica chirurgica. Se fino a qualche giorno fa le regole della buona chirurgia erano quelle di affrontare una patologia il prima possibile, con il minor trauma possibile (facendo ampio ricorso quindi alla laparoscopia, l’aggressività del coronavirus impone un cambio di strategie, che speriamo cambino presto.

2 commenti su “Laparoscopia e COVID-19”

  1. Francamente mi aspetto soluzioni più tecniche da un commento di uno uno specialista su un tema cosi delicato. A parte la contraddizione nei termini sul non eseguire interventi non procrastinabili, mi aspetto tutta una serie di considerazioni sul comportamento da tenere allorquando l’intervento debba essere comunque eseguito. Per esempio sui fumi da elettrochirurgia in laparoscopia, ma anche in laparotomia. Considerazioni sull’aspirato e sui flussi laminari in sala operatoria, ecc.

    1. Questo è un sito divulgativo destinato ai pazienti. Mi sembra quindi eccessivo addentrarmi in particolari come quelli sui lei accennava, anche perché non ci sono ancora studi scientifici validati rispetto al COVID-19. Gli studi fatti si riferiscono solo alla presenza di virus dell’epatite B e dell’HIV nei fumi, ma senza che sia stata dimostrata una carica infettante.

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Clinica Annunziatella

U.O.C. di Chirurgia Generale e Chirurgia Laparoscopica Avanzata
Direttore Dott. Bruno Benini

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