Megaesofago o acalasia esofagea

MegaesofagoL’acalasia esofagea è un disordine motorio dello sfintere esofageo inferiore, conosciuto come cardias o LES, cioè della valvola che impedisce al contenuto gastrico di refluire nello stomaco.

Questo sfintere, che ha la forma di un anello, nell’acalasia non è in grado di rilasciarsi. Non potendo svuotarsi, l’esofago a monte si dilata: da qui il nome di megaesofago.

Le cause non sono ben note, si suppone che alla base vi sia un meccanismo autoimmunitario che distruggerebbe il tessuto nervoso.

Quali sono i sintomi?

A causa della degenerazione dell’innervazione della muscolatura che forma la “valvola”, si osserva la disfagia, una progressiva difficoltà del passaggio del cibo dall’esofago allo stomaco. Chi ne soffre dice che quello che mangia non va giù.

Rigurgito

Questo sintomo che può essere più accentuato per i liquidi che per i solidi è rapidamente ingravescente fino ad impedire al paziente di alimentarsi. Contemporaneamente la porzione di esofago a monte si dilata, permettendo al cibo di ristagnare ed andare incontro a fermentazione.

Il paziente lamenterà allora rigurgiti, specialmente notturni; il contenuto esofageo rigurgitato può essere aspirato dalle vie respiratorie ed essere causa di gravi episodi di infezione polmonare (polonite ab ingestis).

Altri sintomi sono l’alitosi (alito cattivo) ed il bruciore retrosternale. Il paziente con il progredire della malattia andrà incontro ad un grave dimagramento, alterazioni degli elettroliti ed a tutti i sintomi di un grave quadro di denutrizione che nei casi non trattati può portare alla morte.

La diagnosi è estremamente facile in quanto anche solo la semplice radiografia del tubo digerente è in grado di dimostrare la malattia. 

Ad essa andranno associati lo studio endoscopico dell’esofago e la manometria esofagea.

Trattamento

Intervento di HellerIl primo tentativo di dilatazione dello sfintere fu fatto nel 1672 da Sir Thomas Willis von un osso di balena inserito in esofago. 

Il trattamento medico è inefficace

Poco efficaci, perché seguite frequentemente da ricadute sono le dilatazioni endoscopiche od il trattamento con tossina botulinica.

Di sicuro risultato è invece il trattamento chirurgico, il cosiddetto intervento di Heller. Esso consiste nella sezione dell’anello formato dallo sfintere ipertonico.

Questa tecnica, inventata da Ernst Heller nel 1913, viene attualmente eseguita quasi esclusivamente con tecnica laparoscopica. L’ingrandimento delle strutture permesso dalla tecnica consente di effettuare una fine dissezione, con minima invasione della cavità addominale. È molto importante che la sezione delle fibre muscolari sia effettuata per una lunghezza di 9 cm, 6 sull’esofago e 3 sullo stomaco. È poi sempre necessario proteggere il tratto di esofago ed impedire il reflusso gastroesofageo. Il chirurgo eseguirà quindi una plastica antireflusso (detta plastica di Dor), utilizzando una parte della parete del fondo gastrico. Resta comunque una procedura chirurgica riservata a centri altamente specializzati.

La degenza, dopo un intervento di cardiomiotomia laparoscopica, non supera generalmente le 48 ore.