Endometriosi

L’endometriosi è una patologia che coinvolge globalmente la salute della donna con effetti psico-fisici spesso debilitanti.

Viene provocata dalla presenza di tessuto endometriale (ovvero il normale rivestimento interno dell’utero) al di fuori della cavità uterina stessa.

Normalmente, ogni 28 giorni, l’endometrio si sfalda per effetto degli ormoni, sanguina all’interno dell’utero e la sua fuoriuscita determina la mestruazione.

Nell’endometriosi questo tessuto è invece presente e lo si può ritrovare nell’ovaio, nelle tube o libero della parte bassa dell’addome tra utero e retto, il cosidetto cavo di Douglas; questo tessuto è sensibile ai cicli ormonali e quindi durante la mestruazione sanguina esso stesso, ma lo fa all’interno della cavità peritoneale, provocando una mestruazione dolorosa. Il sangue raccolto dopo questa “pseudo mestruazione” provoca la formazione di aderenze che coinvolgono utero, ovaio, tube, intestino. Sono proprio queste aderenze a determinare i sintomi.

I sintomi

Il primo segno è il dolore addominale cronico, con aggravamento in occasione delle mestruazioni; è localizzato alla parte bassa dell’addome ed irradiato nella parte inferiore della colonna, alla vagina, alle gambe. Questo dolore, tipicamente ginecologico, spesso si estende a tutto l’addome; in questi casi si associa a sintomi digestivi, legati all’interessamento intestinale , che talvolta simulano un’appendicite, o provocano una alterazione delle evacuazioni (stipsi o diarrea), talvolta vomito o dolore vescicale.

Il secondo problema causato dall’endometriosi è la sterilità, che non è sempre presente, ma spesso ne consegue: la sterilità è dovuta al fatto che le tube vengono imbrigliate, chiuse e distorte dai noduli endometriosici e dalle aderenze.

I noduli endometriosici possono essere di piccolissime dimensioni, multipli, ma anche di grandi dimensioni ed essere posti a livello delle strutture più profonde della pelvi, come nel tessuto che separa il retto dalla vagina. Anche la parete intestinale può essere coinvolta con la conseguente comparsa di stenosi che possono arrivare fino all’occlusione intestinale; analogamente si possono avere impianti endometriosici sulla vescica, con disturbi urinari e sangue nelle urine.

Le conseguenze della malattia si riflettono anche sul piano psichico della donna:

  • Disturbi del sonno (81%)
  • Influenze negative sul lavoro (79%)
  • Rapporti sessuali dolorosi se non impossibili, con conseguenze nel rapporto di coppia (77%)
  • Influenza negativa sulla propria vita sociale (73%).

Inoltre:

  • Almeno 5 giorni lavorativi al mese sono persi a causa dei vari sintomi dolorosi;
  • Il 14% delle donne affette da endometriosi ha ridotto l’orario di lavoro;
  • Il 14% ha abbandonato/perso l’attività lavorativa o richiesto il prepensionamento;
  • Il 40% teme di parlare della propria malattia al datore di lavoro per paura delle conseguenze.

La situazione in Italia: è affetta da endometriosi più del 50% delle donne nella fascia di età 29-39 anni e lo 0.4% delle adolescenti. In particolare tra queste:

  • Dal 2 al 22% non accusano sintomatologia;
  • Dal 40 al 60% presentano dismenorrea e dolore pelvico;
  • Dal 30 al 40% presentano infertilità.

La gravità dei sintomi aumenta con l’età per poi scomparire, almeno in gran parte con la menopausa. Da osservazioni del Ministero della Salute.

Le cure

Sono state tentate numerose terapie mediche, ma queste nel loro complesso si sono dimostrate deludenti in quanto provocando il blocco del ciclo mestruale determinano una condizione di menopausa artificiale, che ovviamente non può essere mantenuta a lungo, soprattutto nelle donne giovani. Il problema è che alla ripresa del ciclo ormonale fisiologico l’endometriosi si riaffaccerà con tutto il suo corteo di sintomi.

L’unica terapia ritenuta efficace è l’asportazione dei noduli o la loro distruzione, che in molti casi deve essere ripetuta più volte nel corso degli anni. La laparoscopia permette di eseguire efficacemente e con ridotto dolore questo trattamento e soprattutto ne consente la ripetizione nel tempo con minimo disagio per la paziente.